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La metamorfosi di Championnet: da generale a “carnuale”

La festa della Radeca, motivo di divertimento durante il carnevale frusinate, è occasione per ricordare eventi storici della città ma anche utile spunto di riflessione culturale. Se ci soffermiamo, infatti, su curiosi aspetti dell’evento, possiamo apprezzarne peculiarità che ne esaltano ancor più il valore: non può passare inosservata, ad esempio, la singolare identificazione tra il carnevale, inteso come stagione di festeggiamenti, ed il personaggio storico Jean Etienne Championnet. Per i Frusinati, in realtà, questa associazione appare ormai quasi scontata, tanto che, durante la sfilata, il generale francese è chiamato con lo pseudonimo di “Carnuale”, nonostante il personaggio nulla avesse a che fare con detta ricorrenza, almeno sino al rievocato incontro con i frusinati del 1798.



Generale Championnet: carnevale 2017

Durante la manifestazione ricorre la canzone di carnevale, “Carnuale uiecchie i pazze...” insieme al noto “essegliè, essegliè, essegliè”, rievocazione cantata dell’incontro storico, allorquando, durante festeggiamenti carnevaleschi, Championnet venne irriso dai frusinati e invitato a gustare vino locale e fini-fini. L’identificazione tra il carnevale ed il fantoccio di Championnet, con il successivo rogo, sono aspetti singolari che consentono di ricondurre la manifestazione a riti assai datati nel tempo, a cerimoniali di fertilità e purificazione tipici del carnevale che affondano le loro origini nella notte dei tempi. Successivamente alla sfilata lungo Corso della Repubblica, dopo la celebrazione del “regolare” Processo in P.zza VI dicembre, il generale Championnet è dato alle fiamme, ed è proprio in questa fase dei festeggiamenti che avviene una vera e propria metamorfosi: Championnet, schernito fino ad un attimo prima, non è più l’invasore condannato a morte ma diventa rappresentazione simbolica (ed umanizzata) del carnevale, quale fosse, di fatto, un capro espiatorio.


Com’è evidente, infatti, quel rogo non può rievocare alcun avvenimento storico, dal momento che Championnet non venne affatto sacrificato e neppure cacciato da Frosinone: ciò che simbolicamente si uccide è il carnevale e con questo le negatività dell’anno passato.

I roghi, del resto, sono una caratteristica di diverse feste carnevalesche, nelle quali, come per la Radeca, è proprio un fantoccio dalle forme umane che, tra canti e balli, viene inesorabilmente dato alle fiamme. Come per la festa della Radeca, in tutti i diversi riti di “uccisione” del carnevale si associa un personaggio (storico o di fantasia) ad un fantoccio da bruciare, così da percorrere un ideale percorso di morte e rinascita generato dal fuoco purificatore.


La tradizione di bruciare fantocci di forma umana proprio in occasione della fine dell’inverno, così come si evince da fonti storiche, affonda radici remote riconducibili a rituali contro la cattiva stagione in favore dell’approssimarsi di una primavera fertile e feconda.

L’”uccisione” del fantoccio di Championnet, allora, incarna certamente la morte del carnevale da cui si generano, con la fine dei fasti, purificazione e proficua rinascita.

Con i suoi simboli e significati, tra balli e grida festose, vino e fini-fini, la festa della Radeca costituisce un di più rispetto ad una mera festa di carnevale poiché attesta antichi usi e costumi della nostra terra, riti e cerimonie provenienti da un passato che merita di essere ricordato e tramandato in ragione di una sempre più ricercata identità cittadina.


Dario Simonelli


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