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Il mistero della “Radeca”



Tratto dall'Opuscolo di Carnevale 2013

Da buon cittadino Ciociaro faccio da sempre della Festa della Radeca un vanto personale. Come un po’ tutte le manifestazioni legate alla celebrazione del Carnevale, e come ormai da decenni risaputo, questa festa affonda le sue radici nella storia precristiana e nei riti propiziatori di fertilità dell’uomo e della terra che, secondo la tradizione pagana, venivano celebrati nei mesi finali dell’inverno. Evitando di disturbare le più blasonate enciclopedie, è sufficiente digitare qualche parola chiave su un motore di ricerca in internet per avere immediatamente a disposizione un quantità enorme di studi, testi, saggi, e ricerche sull’origine del Carnevale. Risalta immediata la presenza sul panorama storiografico italiano di svariate tesi che fanno risalire il Carnevale direttamente alle celebrazioni propiziatorie romane quali Saturnali e Baccanali, di comune usanza nell’antica Roma nel periodo dell’anno compreso tra il solstizio di Inverno (21 Dicembre - celebrazione del Sol Invictus) e la fine di marzo (termine della fase della semina).

Se da una parte gli studiosi sono generalmente d’accordo nell’individuazione del rito propiziatorio pagano quale fattore comune da cui trae origine questa manifestazione di indiscusso valore storico e sociale, dall’altra sono ancora molte le la- cune che devono essere colmate per fare luce sulla storia e sull’origine carnascialesca. Non è facile infatti indagare sulle origini di una festa arcaica come il carnevale, le cui tracce storiche nessuno ha potuto o forse voluto realmente conservare. Nè tantomeno è possibile fare luce sui aspetti peculiari che ne caratterizzano i festeggiamenti, in quanto, nel corso dei secoli e in realtà geografiche diverse, il carnevale si è arricchito di sfumature sempre nuove e di aspetti autoctoni sempre più distinti. E’ così per esempio che, girovagando per l’Italia, da nord a sud, si scoprono celebrazioni del carnevale che in comune hanno davvero poco. Basti pensare al Carnevale di Venezia, a quello di Ivrea, a quello di Viareggio piuttosto che a quello di Putignano o di Frosinone.


Quando parliamo del Carnevale di Frosinone facciamo necessariamente riferimento alla Festa della Radeca. A Frosinone il Carnevale è la Festa delle Radeca. Tralasciando la componente storica della manifestazione, legata al Generale Francese Championnet la cui figura è stata “storicizzata” nel fantoccio del carnevale a partire dagli anni venti del 1800 (a seguito dell’invasione dello stato pontificio da parte delle truppe francesi), mi premeva fare alcune considerazioni sull’aspetto più arcaico della manifestazione, ovvero sulla celebrazione del rito propiziatorio che, oggi come allora, si sviluppa in balli e canti di gruppo innalzando

per le vie della città foglie di agave e cime di broccolo romano. Senza voler scadere nella ripetitività, non possiamo non constatare come la “radeca", (denominazione ciociara per la foglia di agave) sia di più di ogni altra cosa un simbolo fallico e di fertilità.

La stessa cima di broccolo, che nel corteo rimane limitata al centro del gruppo, pur denotando e distinguendo i “pantanari”, ovvero quella classe di contadini urbani dediti alla coltivazione dei terreni immediatamente adiacenti i confini della città, resta senza dubbio un simbolo fallico. E questo in maniera lineare, insieme alle componenti del canto e del ballo nonché della goliardia e della sfrenatezza popolare, si riallaccia, per quanto già detto in precedenza, ai riti agresti e propiziatori della tradizione pagana. Ora, in linea con le origini “locali” e autoctone della festa della “radeca”, non è difficile capire quanto il broccolo, conosciuto nella campagna romana sin dai tempi più remoti, sia molto probabilmente una componente immutata che da sempre ha accompagnato la celebrazione dei riti sopracitati. Ma l’agave? Che c’en- tra? Chi l’ha introdotta? E quando? E perchè il ciociaro chiama “radeca” (ovvero radi- ce) la foglia dell’agave? E quale è nel canto il significato della strofa “I s’é ammusciata la ra- deca nen s’araddrizza chiù”? E’ questa una serie di domande a cui si stenta tuttora a dare una risposta.


In botanica, la parola agave definisce un genere di piante di origine americana dalle radici lunghe e numerose (da questo il nome “radeca”?), fusto breve, con rosetta di foglie carnose dotate di molte fibre. Produce normalmente in un arco di tempo di circa 20/30 anni un unico fiore alto ed eretto (altro simbolo fallico?) dopodiché muore. Secondo gli studi più accreditati, l’introduzione in Europa della prima agave avvenne dopo la conquista del Messico (1521-25) e Charles de l’Ècluse, che viaggiò per la Spagna durante la metà del sec. XVI, vedendo in un monastero presso Valencia esemplari di agave americana ne rimase talmente affascinato che ne inviò alcuni polloni al farmacista Coudebecq ad Anversa. Nel 1561 Giacomo Antonio Cortuso coltivava l’agave in un suo giardino in Padova. E costui il primo “italiano” documentato che ha posseduto la pianta di agave, la stessa pianta che nel giro di pochi anni, e con relativa rapidità, si sarebbe diffusa nei giardini italiani, acquisendo ben presto carattere spontaneo.

Ma chi l’ha introdotta a Frosinone? E soprattutto, perché si è deciso di introdurla nella celebrazione del carnevale ciociaro? Perché da quel momento il popolo balla con la foglia di agave nel giorno del martedì grasso? E’ facile pensare che la distribuzione dell’agave nella zona del basso Lazio sia avvenuta sotto l’influenza della dominazione spagnola nel Sud Italia. La pace di Cateau-Cambrésis siglata il 3 aprile 1559, che pose fine alle guerre in Italia tra gli Asburgo e la Francia, sancì il predomino spagnolo per tutto il secolo successivo su gran parte dei nostri territori. E’ in questo periodo (XVI-XVII secolo) che potremmo far risalire l’introduzione della “radeca” nella celebrazione del Carnevale ciociaro. Possibili motivazioni vanno fatte risalire nella forma della pianta, che risulta stretta ed allungata, nelle sue caratteristiche botaniche di rigogliosità e prosperità sia in inverno che in estate (capacità di trattenere acqua simbolo di vita), e nella sua capacità di attecchimento nei terreni più impervi e nelle condizioni climatiche più avverse. Tutti elementi che ne rinforzano le caratteristiche di vigore e di fertilità che ben si sposano con la simbologia del rito propiziatorio. Ma chi ha la paternità di questa introduzione nella festa del Carnevale? E soprattutto, il ballo propiziatorio in precedenza veniva effettuato solo con il broccolo? O veniva utilizzata originariamente un’al- tra pianta sostituita in seguito dall’agave perché ritenuta più simbolicamente adatta?



Allo stesso modo, se ci con- centriamo sul motivo che viene cantato durante il ballo, ci sorgono ulteriori dubbi. Se da un lato è chiaro il riferimento all’arrivo delle truppe francesi scrutate in lontananza e al conseguente avvertimento della popolazione frusinate con il termine “esseglie” (eccolo/eccoli), non è sicuramente di facile interpretazione il collegamento nel ritornello di questo elemento con la “radeca” che si è “ammosciata” e che non si raddrizza più. E’ possibile che il termine “esseglie” abbia un significato più sessuale che storico come farebbero pensare alcuni versi del testo della canzone non più utilizzati? Ugualmente risulta difficile giustificare l’assenza di testo di senso compiuto nel ritornello del canto quanto questo dovrebbe far riferimento ad una invocazione propiziatoria. Gran parte delle stesso risulta infatti sostituita da un’espressione priva di significato (o forse no??) e ripetuta ad oltranza: il famoso “popporo-poppo”. Che si sia persa negli anni parte integrante del testo magari originariamente in latino o in volgare italiano? Che la parte perduta del testo originale potesse dare risposta a molti dei quesiti che ci siamo posti in questa breve riflessione? Che sia nel canto la vera chiave di volta?

Tutto è possibile. La “radeca” sembra avvolta da un mistero che affascina e intriga. Un enigma storico tuttora irrisolto.

In conclusione, anche se noi tutti continueremo a ballare nel giorno del martedì grasso per le vie di Frosinone e a celebrare convinti la Festa della Radeca, non possiamo esimerci dal constatare che, nonostante ricerche e studi fatti da personaggi di notevole caratura storica (Giovanni Targioni Tozzetti e James Frazer), ombre e quesiti avvolgono ancora l’origine e il significato del nostro Carnevale e più precisamente del ballo della radeca. Un ulteriore sforzo di studio e di ricerca va necessariamente intrapreso con l’obiettivo di approfondire tematiche e ipotesi inerenti l’origine della festa. L’augurio è quello di trovare terreno fertile negli appassionati e negli innamorati di questa manifestazione, e che la loro passione e la loro dedizione a questo giorno li possa condurre a ritroso nella scoperta della storia dell’elemento che più di tutti contraddistingue e definisce l’identità della nostra città. Il libro “Essegliè” pubblicato nel 2012 da Gianmarco Spaziani ne è un esempio tangibile e concreto, una testimonianza forte che fornisce un studio serio e preciso sull’origine del fantoccio di Championnet e che ricostruisce la celebrazione delle festa della radeca fin dai primi anni dell’Ottocento. E’ necessario dare seguito a tali iniziative.

Sono più che mai convinto che la Festa della Radeca nel suo binomio “antico rito propiziatorio + carnevale storico” rappresenti una mirabile peculiarità nel contesto carnascialesco italiano, un patrimonio culturale e storico che dobbiamo tutelare, ma soprattutto espandere e divulgare. La moderna tecnologia e i mezzi telematici a disposizione ci permettono di accedere ad una miriade di informazioni con estrema facilità e rapidità. Possiamo e dobbiamo intraprendere questo viaggio.

Magari la storia vorrà dimenticare o avrà dimenticato.. O forse no.. Risolviamo l’enigma!!! Sveliamo il mistero!!!


Danilo (‘Ngegnere) Spaziani

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