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Ecco perchè il Carnevale di Frosinone è "Storico"

Il Carnevale Storico di Frosinone vede le proprie origini in epoca arcaica nei riti di propiziazione agraria, nei saturnali e lupercali che ebbero origine nella tradizione pagana dell'antica Roma.



Nel corso dei secoli si è successivamente “storicizzato” assorbendo caratteristiche e tradizioni dalle epoche e dei momenti storici attraversati. L'aspetto che caratterizza principalmente il Carnevale storico Frusinate è la rievocazione dell'occupazione francese dei territori pontifici alla fine del XVIII secolo.


Stando ai fatti, nell´anno 1799, i Frusinati, oppressi dalle truppe napoleoniche che avevano occupato la zona l’anno prima, idearono, in occasione del Carnevale, una originale satira popolare come segno di protesta verso l’invasore transalpino che prevedeva una allegra processione per le vie cittadine in cui un carro con un enorme fantoccio, rappresentante un Generale francese, fosse portato alla berlina in mezzo al popolo festante che, brandendo simboli agresti come cavoli o altre piante intrecciate su alti bastoni, avesse la possibilità di deriderlo e insultarlo senza rischiare pericolose punizioni.



Tra questi simboli quello più caratterizzante è “la radeca”, ovvero una foglia di agave (che nella forma richiama il “fallo” dei più ancestrali riti pagani) osannata ed evocata a gran voce da tutti i partecipanti alla “processione”, in particolar modo durante il caratteristico ballo, in circolo, a saltarello ciociaro, che si scatena al ritmo cadenzato di una canzone (anche essa caratteristica e di autore ignoto) intonata incessantemente dai vari gruppi di “radecari” e suonata dalla banda cittadina. La trovata fu particolarmente riuscita e piacque così tanto ai cittadini che da quel giorno in poi, riproposta e perfezionata anno dopo anno, ha costituito il tradizionale Carnevale della città di Frosinone al quale, per inveterata usanza, sono chiamati ad intervenire in forma ufficiale i principali rappresentanti del Governo cittadino recando con se il gonfalone con lo stemma comunale.


Ormai da oltre due secoli la manifestazione si svolge per lo più alla stessa maniera, ovvero con una serie di eventi (sempre legati al tema tradizionale e tra i quali fino ai primi decenni del ’900 erano previste anche delle corse di cavalli senza fantino, i “barberi”) che, iniziando dal giovedì grasso e per tutta la settimana carnevalesca fungono da preludio al gran finale del vero e proprio “giorno della radeca” ovvero il martedì grasso.


Nel corso dei secoli molti studiosi si sono occupati di ricerche storiche nell'ambito della Festa della Radeca; tra questi è bene citare come uno degli esempi più importanti, l´antropologo James George Frazer con il saggio “Il Ramo d'oro”, The Golden Bough (1 edizione, Londra 1890 ed edizioni successive fino al 1915 con aggiunte e approfondimenti) che, oltre agli aspetti storico-culturali della Festa della Radeca e del territorio in cui si insedia, ne analizzò dettagliatamente anche quelli più propriamente antropologici e simbolici. Oltre alla principale caratteristica tardo Settecentesca del Carnevale storico Frusinate è infatti facile, come accennato precedentemente, riscontrare caratteri legati alla tradizione classica pagana (“radeca” come simbolo fallico e di propiziazione agreste). Altri aspetti peculiari sono legati alla libertà di stampa, nel nostro caso tramite pubblicazione di tradizionali giornali carnevaleschi di satira dialettale, e ai valori stessi dell’origine della Festa: uguaglianza tra gli uomini e sovvertimento dei valori costituiti, curiosamente coincidenti proprio con gli ideali liberali diffusi dalla Rivoluzione francese.


La Festa della Radeca contiene nel suo essere e nel suo rappresentarsi tutti gli aspetti caratterizzanti la cultura dell’intera area del basso Lazio, ed è per questo che, a ragion veduta, assurge al titolo di simbolo non solo di Frosinone ma della Ciociaria tutta. In effetti non esiste abitante di questa bella zona del nostro Paese che può non riconoscersi in tutti o parte dei “motivi” di questa tradizione.

Nel riscoprire oggi gli aspetti semantici del linguaggio dialettale, osservando le manifestazioni di piazza e la danza ciociara, ascoltando i proverbi, i canti e la musica, degustando le pietanze tipiche, curiosamente ci si accorge con gradita sorpresa, che si resta sbalorditi e affascinati davanti all'evento. Inevitabilmente, si resta stimolati e coinvolti e l’animo sembra esprimere un certo compiacimento nella riaffermazione dei fatti e delle tradizioni, come se essi stessi fossero già parte di noi stessi, come di cose già vissute che riemergono dal profondo dell'antico per rapirci nell'animo; che riemergono per non abbandonarci più. L’atmosfera affascina ed influenza oltre che il cittadino frusinate, soprattutto il turista che rimane ammaliato dall’atmosfera misteriosa e senza tempo che si crea nei “circoli radecari” e dei “pantanari” che brandiscono, al posto della radeca, una cima di cavolfiore.


Le tradizioni restano vive se non si smette di esplorare tutte le componenti culturali che hanno fatto di un popolo qualche cosa di unico nel suo genere; qualche cosa di unico per il territorio della Ciociaria; che appartiene all'insieme del territorio italico.

La Festa della Radeca ha sempre rappresentato uno dei più importanti attrattori turistici per la nostra Città richiamando numerose presenze non solo da tutta la Provincia, ma anche da altre regioni d’Italia. Questo, oltre a costituire un importante contributo alle attività commerciali locali (ristoranti, bar, negozi) che almeno per qualche giorno all`anno vedono “finalmente” aumentare i propri profitti, ha rappresentato un importante volano per la promozione del territorio. D’altra parte è solo mantenendo vive le tradizioni e facendo scoprire ai “forestieri” ciò che realmente siamo, che possiamo anche far conoscere un ulteriore pezzo della Storia italiana ed una regione ricca di arte e cultura.


A cura di Gianmarco Spaziani

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