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Amarcord (Ma' Recorde)


Come più volte menzionato, uno degli obiettivi principali di questa nostra pubblicazione, oltre a quello della diffusione e divulgazione della Festa della Radeca e della sua storia, è quello di proseguire lo studio e la ricerca intorno a questa peculiare tradizione frusinate, alla continua scoperta di materiale e documentazione inediti per ottenere un sempre maggiore approfondimento dei suoi aspetti caratteristici. Questa rubrica è dedicata a fatti e soprattutto a personaggi del tempo che fu, a coloro che tramite il loro spirito, la loro presenza, i loro tratti distintivi hanno contribuito a tramandare “i modi” della Festa della Radeca e nello stesso tempo hanno creato ex novo, con il loro fare schietto e originale, situazioni, frasi, gesti, divenuti a po- co a poco parte della tradizione stessa. Con immenso piacere pubblichiamo quest’anno due preziose foto, inedite, uscite fuori dalle “memorie di casa” rispettivamente di Riccardo Spaziani e Rino Zangrilli, grazie all’iniziativa di successo del gruppo di Facebook “Sei di Frosinone se...” tramite cui migliaia di concittadini hanno avuto la possibilità di condividere, uno con l’altro, i ricordi di famiglia...

La prima foto (un Carnevale del primo dopoguerra), si tratta dei primi anni cinquanta del Novecento, rappresenta chissi de Piazza Garebbalde durante una radecata del tempo. Al centro del gruppo, portato sotto braccio in trionfo, con il cappello, spicca Giuseppe Alessio Di Sora, scrittore, poeta dialettale, appassionato cultore del vernacolo frusinate e fondatore del giornale satirico dialettale carnevalesco La Uespa il cui primo numero vide la luce nel 1945. Alessio Di Sora è tra Emilio Spaziani, in impermeabile chiaro, e Ignazio Trento, con il garofano all’occhiello. Le persone a destra di quest’ultimo nella foto, in primo piano, dovrebbero essere nell’ordine: Fausto Bracaglia (stempiato, con i baffi e in cappotto e cravatta scura), Peppino Angelilli (con i baffi), e Camillo Paniccia.


La seconda foto si riferisce al Carnevale 1979. L’istantanea è stata scattata a Corso della Repubblica, qualche metro più avanti della chiesetta di S.Lucia. Ritrae altri due personaggi storici di Frosinone, Carlo Federici (originario del rione Sante Martine) e Mario Ferrarelli (abitante di Uia de’ Cauaglie, attuale Via Vincenzo Ferrarelli, che prese il nome proprio da suo fratello, antifascista ucciso durante la guerra). Carlo (classe 1906), specialmente negli ultimi anni, partecipava alla radecata vestito da scozzese, con il kilt ed il caratteristico copricapo e, come si evince anche dall’immagine, era solito brandire un mazzo di “sedano”. Questo particolare è importantissimo, poiché come ci dice la tradizione orale, ma anche parte della documentazione scritta, durante la Festa della Radeca, anticamente, i partecipanti oltre a” radeche” o “cime de broccule”, erano soliti portare anche altri prodotti dell’orto come ravanelli, piante di sedano appunto, o lunghi bastoni con piante intrecciate.


D’altra parte una delle strofette dell’inno del Carnevale è esplicativa: Nui che siéme urtulàne, e sapeme ben cultevà, piantereme la ravanella, viva sempre la radechella ! Essigliè, essegliè , essegliè...Un aneddoto, forse un po’ amaro, relativo a Carlo Federici, che però esprime bene la visceralità con cui partecipava alla Radeca è questo: in occasione della sua ultima “radecata”, si presentò sempre vestito in kilt, ma con un cartello attaccato dietro la sua schiena in cui c’era scritto: “Ultimo Atto!”. Forse fu un segno del destino, forse un personale presentimento, sta di fatto che Carlo dopo qualche tempo morì (nel 1982) e quel Carnevale fu effettivamente l’ultimo a cui partecipò. Del simpaticissimo Mario, di professione barbiere, si ricorda bene la sua abitudine di indossare il colbacco russo, un trofeo che aveva riportato da un viaggio in URSS e che mostrava orgoglioso ogni volta che era impegnato in qualche discussione politica. Personalmente, un aspetto che mi colpiva quando lo incontravo durante la radicata era la “professionalità” con cui si esibiva nel ballo a circolo, stando sempre attentissimo a coordinare i movimenti del suo corpo con il ritmo della canzone e addirittura roteando il polso della mano che brandiva la radeca con movimenti continui, secchi, anch’essi a ritmo perfetto.


GS


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