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il ''fauone''

di Santa Lucia

La Tradizione de “Glie Fauone​"

a cura di Gianmarco Spaziani

Nella sera tarda della vigilia di S. Francesco (3 Dicembre), della Madonna di Loreto (10 Dicembre) e di S. Lucia (13 Dicembre), nel rispetto di una delle più antiche tradizioni del capoluogo, si accendevano in tutti i rioni di Frosinone dei fuochi votivi in mezzo alla strada. L’uso di accendere fuochi nel periodo che precede il solstizio d’inverno, a dire il vero, è diffuso anche in altre zone della nostra penisola (ricordiamo ad esempio i “faugni” di Atri in provincia di Pescara l’8 dicembre o ancora i “faoni” di Norcia del 9 dicemtre), e addirittura lo ritroviamo in determinate regioni di altre nazioni Europee. Nella maggioranza dei casi, infatti, queste manifestazioni traggono origine da antichi riti pagani, nei quali il valore propiziatorio del fuoco in onore della divinità era unito all’interpretazione della luce come elemento purificatore e vitale contrapposto alle forze maligne rappresentate dall’oscurità delle tenebre. 

La concomitanza con il mese di dicembre di questi appuntamenti non è però casuale ed anzi, se si considera che in questo periodo dell’anno le ore di luce durante il giorno sono notevolmente inferiori a quelle di oscurità, l’accensione dei “faoni”, in questo contesto, può essere interpretata come una istintiva volontà popolare di prolungare le ore di luce della giornata e una lotta nei confronti delle tenebre che da questo periodo in poi subiscono un progressivo ridimensionamento rispetto al “giorno” (fino al successivo solstizio d’estate).

L’origine pagana sarebbe poi testimoniata dallo stesso nome “faoni” che secondo le ipotesi più accreditate deriverebbe, non dalla corruzione di “foconi”, grandi fuochi, bensì direttamente dalla parola “fauni” che identifica il culto di Fauno (ignis Fauni), antica divinità rurale italica , protettore della pastorizia e legato ad un culto panico della natura.

Con l’avvento del Cristianesimo in seguito, non si verificò la cancellazione totale di queste usanze, ma le stesse furono “opportunamente” modificate nel significato originario e si trasformarono nel corso del tempo in ricorrenze legate ad episodi o fatti della dottrina cristiana ed al culto dei Santi.

Così ad esempio, i faoni del 9 dicembre, vigilia della Madonna di Loreto, assumono il significato di fuochi che si accendono per illuminare il cammino della casa della Vergine quando, secondo la tradizione, a seguito dell’occupazione di Nazareth da parte degli infedeli Musulmani, gli angeli alla fine del XIII secolo decisero di trasportarla nel cielo fino alla nuova ubicazione a Loreto per trasformarla in un Santuario. O ancora i faoni della vigilia del 13 di dicembre, che secondo tradizione, è definito il giorno più corto dell’anno, sono stati associati alla celebrazione di Lucia, Santa della luce e protettrice della vista (in realtà il giorno più corto dovrebbe coincidere con il solstizio d'inverno, 21 o 22 dicembre a seconda degli anni).

L’enorme falò che nel dialetto frusinate è detto “fauone” era allestito dai vari gruppi rionali con entusiasmo ed allegria, utilizzando oltre a legname e “fascìne” offerto dai più abbienti, anche frasche e “lena” raccolte all’Alberata accatastate insieme a sedie o vecchi mobili caduti in disuso. La consuetudine di recarsi personalmente in zone boschive per la raccolta del materiale da ardere ci riporta anch’essa ad un significato più antico della tradizione e può essere interpretata, oltre che da necessità di tipo economico, come un adempimento dei partecipanti affinché il rito fosse completo: la celebrazione delle forze della natura, dunque, non si esplica solamente con il bruciamento della catasta di legno, bensì prevede un precedente contatto con la natura stessa, rappresentato dalla presenza fisica nei boschi durante la raccolta, ed è proprio col vivere interamente queste due fasi che l’uomo riesce a percepire il “panismo” insito nel rito.

“o fauni dei boschi che illudete le stagioni solari o fauni eroi di luce notturna satiri di verità e sacerdoti di divine menzogne o fauni dei boschi divoratori di luce solare che scippate pure alla luna e ce la regalate tramite coppe simil a frutti proibiti o fauni svelateci il vostro inganno che l’illusione voleste donarci senza appelli alcuni”

 

"La campagna antica era popolata di deità gioiose… i satiri o fauni, che vivevano nei boschi ed avevano il corpo di velluto… Nei tramonti ardenti dell'Attica e dell'Arcadia il pastore e il villico credevano talvolta di vedere passare, nell'ombra delle foglie filtrata d'oro, l'astro e rossigno satiro. E talvolta, senza vederlo, udivano nel brusio dei pini e degli ulivi la melodia della sua zampogna e del suo flauto..."

Nella Frosinone che fu questa spontanea e genuina manifestazione popolare rappresentava anticamente anche una delle rare occasioni di festa, ed in un contesto storico/sociale in cui la vita scorreva lenta e senza eccessivi picchi di vivacità, dava la possibilità a tutti i cittadini di trascorrere una serata diversa, meno noiosa, all’insegna del divertimento e dell’allegria. Non mancavano infatti scene di suonatori d’organetto radunati vicino al fuoco, oppure di anziani che esponevano i propri racconti (più o meno spiritosi) ai ragazzi presenti, oppure corteggiamenti adolescenziali di chi approfittava della circostanza per incontrare lo sguardo della sua bella.           

Ovviamente durante queste serate si prendeva anche spunto per svolgere dei giochi di società e per cuocere le patate sotto la cenere bollente, le petàta a la rùnza. La componente di rivalità e campanilismo “contradaiolo” si manifestava allorché i ragazzi sfottevano quelli dei rioni rivali denigrando il loro fauone accusandolo di essere moscio e poco vistoso: Ch’è mùsce ! Ch’è mùsce !  oppure Ammonte è mùsce , abballe è ricche (o viceversa), attizza Ricchiò !