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Le cantine

del ''Rione Giardino''

La festa de Le cantine del Rione Giardino. Perchè...

a cura di Gianmarco Spaziani

Il rione “Giardino” è il quartiere del Capoluogo ciociaro che, più degli altri, ha conservato, fino ai nostri giorni, una propria specifica identità e quel carattere squisitamente paesano della Frosinone “de ‘na uòta”: i suoi abitanti nutrono uno spiccato senso d’appartenenza al luogo d’origine e la fierezza con la quale lo ostentano appare sorprendentemente un valore d’altri tempi. Alla luce di questo non ci sorprende dunque che il Giardino sia rimasto oggi, all’inizio del terzo millennio,  il depositario dei valori e delle tradizioni popolari frusinati, e comunque, un punto di riferimento anche per quei cittadini delle altre contrade, che, in modo appassionato, si adoperano per la salvaguardia della memoria e dei costumi “di nostra gente antica”.

Gli edifici del quartiere sono per lo più di origine settecentesca e la conformazione del rione è rimasta, dall’epoca, pressoché immutata: se infatti si osserva il catasto Gregoriano, risalente al primo ventennio dell’Ottocento, quando il borgo “artigianale situato a ridosso delle campagne” già appare ben distinto e dotato di un proprio nome, non si rilevano sostanziali differenze da quello che è l’aspetto attuale.   

Le famose “cantine” sono nella realtà locali privati, pertinenze al piano terra di queste case d’epoca, alcune delle quali, le più caratteristiche, scavate in quella roccia arenaria conosciuta nel gergo popolare col nome di "tufo". Alcune di esse, oltre che come ripostigli o depositi di vino, sono stati utilizzati fino agli anni cinquanta come rimesse dei cavalli : è viva ad esempio nella memoria dei più attempati la caratteristica figura di Giacinto Grandi "Cìnte Murole" che dopo la giornata di lavoro rientrava nei viottoli del Giardino con il carretto e sistemava il suo cavallo nella cantina ubicata nel vicolo detto "derète a Belardìne" dal nome di un caratteristico personaggio che lì aveva dimora.

La cantine erano nel passato e rappresentano tuttora, per gli abitanti del Giardino, molto più di un semplice deposito di vino, sono in realtà un luogo di aggregazione sociale, un posto dove confrontarsi, in cui è possibile dividere il gusto di un buon bicchiere nella massima
tranquillità, lontano dai ritmi stressanti e dalla baraonda di un “modus vivendi” divenuto oggigiorno troppo frenetico. Sono anche un motivo d’orgoglio per i proprietari, molti dei quali fieri produttori di vino casareccio, che simpaticamente gareggiano nel presentare agli ospiti forestieri il proprio "localetto" come il più caratteristico o come quello in cui si può degustare "glie sceròppe chiù bone". Da un punto di vista più prettamente romantico e poetico abbiamo spesso visto le cantine come luogo in cui rubare un bacio ad una bella "bardascétta" al riparo dall'occhio vigile del quartiere, come posto discreto in cui sfogare un pianto nascosto, come ritrovo dove passare qualche ora suonando chitarre e “cutufù” o ancora come un riparo in cui passare la notte dopo un litigio con i genitori.

L'idea di aprire le cantine al pubblico almeno per una serata è nata dalla richiesta di alcuni amici che hanno avuto occasione di averle visitate e, soprattutto, dalla volontà di condividere con l'intera città quella atmosfera antica caratterizzata dai sapori in via d'estinzione e dalle note nostalgiche di vecchie canzoni ciociare: per un forestiero quando si entra all'interno del rione si avverte in un primo momento una sensazione simile a quella provata nell’incedere in casa d'altri, ma subito dopo se si comprende il giusto atteggiamento da tenere, la sensazione dominante diventa di estrema protezione e ospitalità e la realtà circostante assume un connotato di affascinante familiarità.

Per citare alcune cantine tra le più frequentate nelle ultime edizioni ricordiamo: quella di Guerìne "Cacatella", che fu il nonno del Giardino, celebre per la così detta "fragoletta", vino rosso prodotto a partire da un misto di uve, tra cui quella fragola in percentuale "segreta"; la Cantina de Cìnte Murole,  la Cantina di Zia Teresa la Pellecchiàra il cui soprannome deriva dall'attività dei nonni che era quella di "spellecchiare" l'interno delle botti svuotate per ricavarne la patina caratteristica per fare il distillato di vinaccia; la Cantina de glie Buttare, il cui soprannome deriva dal tradizionale mestiere di famiglia (artigiani che realizzavano botti da vino), la Cantina de gli ‘Ngegnere, la Cantina de glie Cavaliere, Cantina Bordini, Cantina Ceccotti, Cantina della Furastiera, Cantina ‘Nfregnate….

Ma a queste diciamo così “autoctone”, edizione dopo edizione, si sono aggiunte cantine e fraschette prese in prestito per una sera da altri simpatici gruppi di amici provenienti da tutti i quartieri di Frosinone che con tanta passione partecipano all’evento rendendolo ancor più vivace e colorato. Glie Bieglieudé, Chissi dell’Associazione Il Corso, Miseria e Nobiltà, La jatta la uolba i la faina, sono solo alcuni dei nomi che ricorrono ormai da qualche anno.  

La Festa delle Cantine del Giardino, infatti, è iniziata ufficialmente nell’anno 2000 ed in quell’occasione furono aperte solo 6 Cantine e l’area interessata alla manifestazione fu solo quella dei vicoli di Via Giardino. Tuttavia, considerato il sempre crescente successo della manifestazione, anno dopo anno, si sono appunto aggiunte nuove cantine e nuovi punti di distribuzione, tanto che ormai l’area coinvolta è quella di tutto il quartiere, inclusa via Giordano Bruno, Via Ferrarelli ed ingloba anche Piazza Garibaldi.

E’ stata questa una naturale conseguenza o una piacevole necessità atta ad aumentare la godibilità della manifestazione ma soprattutto ad accogliere il crescente numero di partecipanti che negli ultimi anni ha sicuramente superato le 10.000 unità. Inoltre e questa è una degli aspetti più importanti, questa Festa, iniziata come manifestazione rionale, ha velocemente acquisito prima carattere cittadino e subito dopo provinciale per raggiungere, nelle ultime tre edizioni, carattere “internazionale”, se si considera il sempre maggior numero di giovani stranieri, da tutto il mondo, impegnati nelle università della nostra regione, che addirittura organizzano autobus per partecipare all’evento frusinate.